Da Dschang a Bafoussam e poi a Bandjoun.
All'inizio di questo breve ciclo di post, vi ho parlato delle Chefferies. Che rivestono ancora un ruolo importante in Cameroun. Sia per quello che ho già scritto, sia perché, oggi, diventano un importante meta turistica.
In queste giornate di vacanza, noi stiamo viaggiando proprio su una parte della "Route des Chefferies", un percorso che porta in tutte le più importanti chefferies del Paese e soprattutto di questa zona.
E in questo territorio il COE (che è ormai presente in Cameroun da quasi 50 anni!) ha lasciato una notevole impronta: ha realizzato, agli inizi degli anni 2000, 4 musei per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale di questa zona e del Cameroun in generale.
Sono i musei di Bandjoun (la nostra meta) e di Baham nell'Ovest del Cameroun e quelli di Mankon e Babungo nel Nord-Ovest.
Qui vedete 4 foto di questi musei, prese dal sito http://www.museumcam.org/, dove potete trovare tutta la storia di questo progetto e le particolarità e finalità dei musei. C'è la versione francese e quella inglese e anche per chi non mastica queste lingue, la comprensione è semplice.
Poco meno di 7000 km. Un giorno di viaggio, fra voli e attese. Pochi attimi per la rete. E questo blog. Per noi. Per prendere appunti, per ricordare quello che vediamo e sentiamo. Per sentirci fisicamente lontani, ma sempre vicini alla nostra famiglia e ai nostri amici. A voi. E al nostro paese. Per voi. Se volete. Per curiosità, per interesse, per fare domande e lasciare commenti. Per esserci vicini.
mercoledì 4 maggio 2016
giovedì 28 aprile 2016
Una vacanza da Re - 3
Dalle cascate di Ekom a Dschang la strada non è lunga, poco più di un'ora.
Il nostro "crono programma" aveva previsto di trovarci a Dschang per l'ora di pranzo.
Ma la visita alle cascate è stata molto più lunga e interessante del previsto.
Senza contare il fatto che anche la colazione aveva portato via più tempo del previsto!
In pratica, ci siamo rimessi in marcia intorno a mezzogiorno e ce la siamo presa comoda.
Poi bisogna considerare anche il fatto che volevamo trovare un posto dove mettere qualcosa sotto i denti.
Il nostro "crono programma" aveva previsto di trovarci a Dschang per l'ora di pranzo.
Ma la visita alle cascate è stata molto più lunga e interessante del previsto.
Senza contare il fatto che anche la colazione aveva portato via più tempo del previsto!
In pratica, ci siamo rimessi in marcia intorno a mezzogiorno e ce la siamo presa comoda.
Poi bisogna considerare anche il fatto che volevamo trovare un posto dove mettere qualcosa sotto i denti.
giovedì 21 aprile 2016
Una Vacanza da Re - 2
L’arrivo al sito della cascata è stato abbastanza semplice e veloce. Sempre rapportato alla situazione locale. Poco meno di 50 chilometri in poco più di un'ora.
Dalla cartina vedete che ci sono, anche in questa piccola parte, aree verdi piuttosto estese. Il Cameroun è ricco di aree protette e parchi naturali, dove si cerca di salvaguardare anche la fauna, soprattutto le specie in pericolo di estinzione.
giovedì 14 aprile 2016
Una vacanza da Re
Dopo la giornata del Presidente, ma soprattutto per ben
accogliere Giorgio, che è venuto a trovarci per dieci giorni, abbiamo deciso di
prenderci qualche giorno di ferie: da giovedì 31 marzo fino a lunedì 4 aprile.
Per stare un po’ con lui, senza gli impegni legati a lavoro
e altro, e per fargli vedere un po’ di questo Paese, che continua a sorprendere
noi e immagino abbia sorpreso anche lui.
Prima del suo arrivo e anche su una sua proposta, eravamo
indecisi se trascorrere cinque giorni di totale riposo andando al mare o, al
contrario, sobbarcarci trasferte un po’ più impegnative e culturali.
domenica 20 marzo 2016
Prima, durante e dopo.
È arrivato, si è fermato poco più di un’ora ed è ripartito.
Sto parlando del nostro Presidente della Repubblica, Sergio
Mattarella.
Detto così, sembra una cosa semplice e veloce: quasi il
tempo di salutarsi e bere un caffè, poi la vita riprende come prima.
Non è stato così semplice.
È un capo di stato estero in visita ufficiale in Cameroun,
quindi ci sono protocolli da rispettare e, naturalmente, precauzioni e regole
di sicurezza.
Cioè, i servizi di protocollo di entrambi i Paesi devono
conoscere, minuto per minuto, cosa succederà e quali ruoli le persone dovranno
svolgere.
Ma i servizi di protocollo di entrambi i Paesi devono anche
sentire e, nei limiti del possibile soddisfare, le esigenze e i desideri dei
rispettivi cittadini. Soprattutto le esigenze e le aspettative dei "notabili", che rappresentano la città, il territorio, la nazione. Oltre alle normali ambizioni di tali cittadini di
partecipare in prima persona, per quanto possibile, a questo importante
avvenimento.
Tutto è andato bene, i tempi sono stati rispettati, nel
limite del ragionevole; è stata una grande festa.
Però è anche vero che ci sono stati momenti di imbarazzo e
momenti anche di tensione fra i diversi appartenenti alla nostra associazione,
probabilmente determinati da differenti visioni di questa visita.
Per i volontari e i collaboratori italiani e anche per quegli
italiani che hanno scelto di vivere definitivamente qui, creandosi una
famiglia, era l’occasione di stringersi, anche soltanto per 5 minuti, intorno
al massimo rappresentante dell’Italia lontana; una conferma di essere italiani;
un sentimento che probabilmente è più facile sentire quando sei lontano. Ed è
anche più forte.
Il Presidente viene a trovarti! Allora contiamo qualcosa,
allora non siamo qui da soli, allora c’è qualcuno che si informa di ciò che
facciamo o cerchiamo di fare. E i difetti dell’Italia scolorano. Non sono
eliminati, non vengono nascosti, non sono immediatamente risolti con un colpo
di bacchetta magica. Da lontano, è più facile affiancarli ai pregi dell’Italia,
alle tante cose che vanno bene, alle altrettante che, pur ancora negative, sono
un pochino migliorate rispetto al recente passato. È più facile avere una
visione totale e quindi non limitarsi soltanto al negativo. E puoi anche fare confronti con la vita che vivi qui e scoprire che , certo, ci sono difetti e magagne in Italia, ma in alcuni posti è anche peggio!!
Ancora di più se, attorno a te, vedi i tuoi amici o soltanto
conoscenti che, in modi diversi, esprimono apprezzamento per l’Italia. E anche
un po’ di invidia.
Per i camerunesi, che non possono provare gli stessi
sentimenti nostri per il nostro Presidente, è forse più l’occasione di far
vedere che anche loro esistono, che sono bravi, che possono dimostrare il loro
valore, che sono in grado di intrattenere rapporti amichevoli, di affari e di
cultura con un Paese del ricco occidente. Anzi, per alcuni aspetti vogliono
dimostrare non solo di poter essere considerati alla pari, ma di essere anche
migliori. Vogliono una certificazione e un riconoscimento.
In poche parole: noi italiani volevamo avere l’occasione di
salutare e stringere la mano al rappresentante dell’Italia; gli amici
camerunesi volevano fare bella figura.
E credo che entrambe le aspettative siano lecite.
Questa doppia interpretazione è stata presente anche nei
colloqui/confronti fra i due protocolli, italiano e camerunese:
- la visita è una visita semi-privata, molto semplice e con pochi interventi istituzionali (Italia);
- saranno presenti tutte le autorità locali, civili e religiose, e tutte devono prendere la parola (Cameroun);
- il Presidente non ama lo sfarzo e le personalizzazioni: una sedia uguale a quella di tutti gli altri presenti (Italia);
- per il Presidente una poltrona particolare, con fregi dorati (Cameroun);
- sono sufficienti le bandiere nazionali e quella europea dietro alla sedia del Presidente (Italia);
- i bambini e ragazzi schierati all’arrivo del Presidente avranno le bandierine italiane e camerunesi (Cameroun);
- il Presidente arriva direttamente in macchina a pochi metri dal posto a lui assegnato, senza intervento del picchetto d’onore militare (Italia);
- il Presidente arriva all’ingresso del Centro e, fra due ali di militari schierati, percorre su passatoia rossa lo spazio di un centinaio di metri fino alla poltrona a lui assegnata, con picchetto militare che rende gli onori (Cameroun);
- il Presidente e il suo staff non bevono e non mangiano nulla, al massimo acqua fresca (Italia);
- bisogna predisporre bibite fresche alcoliche e non alcoliche, succhi di frutta, stuzzichini; i bicchieri per Presidente e accompagnatori “speciali” devono essere differenti da quelli di tutti gli altri (Cameroun);
- e così via, in un tira e molla diplomatico che aveva, ovviamente, riflessi pratici sull'organizzazione e ottiche differenti: rispetto delle richieste di chi viene in visita o rispetto di chi vuole accogliere il visitatore con tutti gli onori?
Il “pre-visita” è stato importante per Mbalmayo: la prima
visita di un capo di stato estero in tutta la storia di Mbalmayo! Strade
rifatte, case ripulite e ripitturate, maggior ordine nelle diverse e variegate
boutiques, eliminazione di alcune baracche sorte ai lati delle strade per
vendere qualsiasi cosa.
Fin dal confine del Dipartimento, sulla strada che da
Yaoundé porta a Mbalmayo, c’erano i segni di questa visita: una ventina di pali
bianchi ficcati sul ciglio della strada, da entrambi i lati, per esporre le
bandiere, alternate, italiana e camerunese. Anche a Yaoundé un proliferare di
striscioni e manifesti di benvenuto a Mattarella, in francese e in italiano.
E in città, sul percorso che l’auto (il corteo) presidenziale avrebbe
fatto per arrivare da noi, bandiere e striscioni. Folla in festa e bandierine
sventolate.
Da parte nostra, del nostro centro, una risistemata a giardini e siepi, una ripulitura dei muri, l’organizzazione di una mostra artistica, con quadri e sculture di artisti ormai noti, ex studenti o insegnanti presso il nostro Istituto di Formazione Artistica, la preparazione della visita fin nei minimi particolari.
È stato un lavoro complicato, ricco di decisioni e contro-decisioni,
di proposte accolte e proposte bocciate, di soddisfazioni e delusioni.
E sempre, come un’ombra onnipresente, la sicurezza.
Non quella che forse siamo abituati a “non vedere” in
occasioni simili nel nostro paese.
Soldati in assetto di guerra, sentinelle ad ogni nostro
cancello, esibizione di pass.
Il giorno prima della visita, una ventina di soldati hanno
percorso tutta la cinta esterna del nostro centro, fermandosi ad ogni casa,
chiedendo chi fossero gli abitanti, se nei giorni precedenti vi fossero stati
visitatori estranei, in alcuni casi
entrando a fare perquisizioni. Questa mattina, ad ora antelucana, militari
hanno perquisito il foyer (il dormitorio delle ragazze dell’internato e dei
volontari), entrando nelle diverse stanze e sollecitando gli occupanti ad
uscirne non più tardi delle 7,30 e a non rimettervi piede se non dopo la
partenza del Presidente. Primo piano vietato a tutti e pianterreno accessibile
soltanto ai possessori di regolare badge.
Direi che, quanto più si avvicinava il momento della visita,
tanto più ci sembrava di essere diventati prigionieri in casa nostra.
A volte è stato necessario essere decisi: questa porta non
deve essere chiusa! Ci serve come punto di appoggio per l’organizzazione! Ma la
sicurezza … La sicurezza può mettere due soldati qui davanti e se vuole anche
tre. Ma la porta resta aperta e noi dobbiamo poterci muovere secondo le nostre
necessità.
Ci siamo riusciti.
In termini di sicurezza, possiamo fare anche un salto a
ieri, venerdì 18 marzo.
A sera, per le 18, c’era un appuntamento in Ambasciata a
Yaoundé per tutti gli italiani residenti (temporaneamente o definitivamente) in
Cameroun, per un saluto del e al Presidente e un cocktail.
A occhio e croce c’erano circa trecento persone. Una serata
piacevole, un saluto caloroso del Presidente e un incontro con persone
conosciute o sconosciute che, comunque, parlavano italiano!
Arrivare all’Ambasciata non è stato facile: il Presidente
alloggia all’Hilton Hotel, sulla strada principale di Yaoundé, un asse
importante per la circolazione. Naturalmente totalmente bloccato all’accesso,
con il traffico deviato sulle strade parallele, più intasate del solito. Finchè
ci è venuto in mente che l’invito dell’Ambasciata poteva tornare utile: è
diventato un pass per entrare nella zona proibita e raggiungere in breve tempo
l’Ambasciata. Circondata da camionette dell’esercito, della polizia stradale e
della gendarmerie (simili ai nostri Carabinieri).
È stato quando l’incontro era ormai concluso che sono
cominciati i problemi: siamo usciti e ci siamo diretti alle macchine. Per
scoprire che non potevamo partire: prima doveva partire il corteo presidenziale
e soltanto dopo avrebbero lasciato muovere anche noi. Ci siamo armati di
pazienza (non puoi fare altrimenti, quando te lo chiedono con il mitra
imbracciato!) e abbiamo aspettato, ma ci hanno invitato ad aspettare in
macchina, non in piedi sulla strada!!!
E poi ci sono gli aspetti più “normali”, ma non meno
importanti.
La preparazione della documentazione, da rilasciare agli
ospiti e ai tanti giornalisti. I testi, da controllare e correggere; le stampe;
la scoperta che, nonostante i controlli, una stampa presenta gravi errori ed è
totalmente da rifare.
La preparazione dei regali: per il Presidente e per sua
figlia e per il vice ministro degli esteri, che ha la delega alla Cooperazione.
Fra i regali, anzi i primi fra questi, degli oggetti in
ceramica, realizzati espressamente da noi del CAA. E quando arriva il momento
della cottura finale delle ceramiche, le interruzioni di corrente, che
proseguono anche quando gli oggetti sono già nel forno: un’interruzione di
corrente in questo momento rischia di vanificare tutto il lavoro fatto: come
quando ti manca il gas quando la pizza è in forno.
Il piatto realizzato per il Presidente (42 cm)
I particolari che nessuno conosce: questi oggetti vanno
imballati in maniera adeguata. In un paese dove non esistono scatolifici, dove
è più facile trovare scatole di cartone di “seconda mano” che scatole nuove. E
se poi le cerchi di particolari misure, puoi star certo che non ci sono. E
allora le devi costruire, con pazienza, riducendo alle giuste misure cartoni
già utilizzati per altro. E che, quindi, devi anche provvedere a rivestire di
carta adeguata, per nascondere le scritte precedenti, i graffi, i pezzi di
scotch, le inevitabili rotture. Fatto anche questo e venuto anche bene. Tanto
bene che dimentichi anche di fare delle foto a futura memoria.
E la preparazione dei “generi di conforto”: bibite e magari
qualcosa da sgranocchiare. Ma con particolari attenzioni: per il Presidente, il
suo staff e i suoi accompagnatori, soltanto acqua o succhi di frutta naturali
(da preparare partendo dalla frutta fresca: e provate voi a farlo ipotizzando
che debbano servire per una cinquantina di persone).
Mentre, per altri invitati, coca cola, birra, bevande varie,
stuzzichini, olive eccetera.
Ma in quanti saranno a bere? Soltanto una cinquantina o tre
volte tanto? Abbiamo bicchieri a sufficienza? Forse sì, ma non tutti uguali. E
le caraffe per i succhi? Mancano anche quelle.
In pratica, la normale preparazione di un evento di questo
tipo. Con la sola differenza che qui non si trova tutto a portata di mano,
molto te lo devi costruire o lo compri per l’occasione, sapendo che
un’occasione così non capiterà un’altra volta. E con l’altra differenza che
comunque hai anche un normale lavoro quotidiano da svolgere: o resta indietro
uno o resta indietro l’altro.
L'attesa dell'arrivo
La passatoia
Non si deve calpestare la passatoia
Scolari in attesa: le bandierine sono ancora ammainate
E il “durante”? Come si è svolto?
Ci sono i link a due video dell’evento e potete
vedere/sentire l’arrivo, l’intervento del Presidente e la sua visita al centro.
Ci sono anche un po’ di foto.
Non credo siano necessari altri commenti.
Tutto si è svolto bene, non proprio secondo quanto era stato
previsto, ma nel complesso si sono rispettati gli argomenti più importanti.
Forse le tante personalità presenti hanno messo un po’ in secondo piano i
volontari e i civilisti italiani, ma per il COE il risultato è comunque ottimo.
La consegna dei fiori
Nessun risparmio nelle strette di mano
Anche sentire cantare l’inno di Mameli da una quindicina di
ragazzi neri, fra i quali anche una ragazza bianca, ma francese, procura una
certa emozione. Soprattutto se lo cantano bene, con la giusta intonazione, i
giusti ritmi e una pronuncia correttissima. Merito delle tante prove fatte:
andare a casa, la sera dopo cena, e sentire questi ragazzi che provavano: la
musica, le singole parole, le strofe intere. Le interruzioni, la voce del capo
coro che in francese evidenziava gli errori e le correzioni da fare, la ripresa
e di nuovo interruzioni, correzioni e via così.
E certamente un po’ di impressione io l’ho ricevuta anche da
un centinaio di ragazzini, ospiti del nostro centro, tutti in maglietta
neroazzurra dell’Inter. Perché COE e CSI (Centro Sportivo Italiano) hanno
creato il CSC (Centre Sportive Camerunais) e insieme al COE e alla Comunità di
Sant’Egidio l’Inter ha creato l’Inter Campus di Mbalmayo.
(forse non vinciamo tante Coppe dei Campioni o Champions
League, ma l’Inter la sua coppa del mondo la vince tutti gli anni in molti
paesi del cosiddetto terzo mondo)
E gli Chef tradizionali di Mbalmayo, cioè i Capi dei
villaggi, come vuole tradizione in abiti da cerimonia, che nominano Mattarella
Capo Onorario e gli consegnano il Bastone del Comando (lo scettro) e il trono
da Re, con una cerimonia collettiva di “intronizzazione”.
Gli interventi di saluto e presentazione del sindaco di
Mbalmayo, del vescovo e del vice presidente COE, Prashant Cattaneo.
Infine, l’intervento di Mattarella, centrato sulla
cooperazione, sul volontariato, sullo scambio delle culture e sulla
valorizzazione dei giovani attraverso arte e cultura.
E la visita alla mostra organizzata nell'apposita sala di IFA, con l'inaugurazione della targa ricordo della visita e il successivo incontro con il personale dell'ospedale.
Infine, i saluti ai volontari italiani e ai membri camerunesi del COE in Cameroun, con la consegna dei doni al Presidente.
E dopo? Cosa succederà? Cosa resterà? Quali saranno i
riflessi pratici di questa visita?
Certamente per un po’ di tempo resteranno le migliorie fatte
per accogliere il nostro Presidente; certamente per molto più tempo resterà il
ricordo dell’evento; certamente il COE avrà maggior notorietà in Cameroun e in
Italia.
Anche il movimento volontario avrà riflessi positivi e potrà
contare su un rinnovato interesse e maggiori adesioni.
E quindi, nonostante difficoltà, incomprensioni, malintesi,
impegni e sacrifici da parte di tutti, un risultato molto positivo.
Grazie della visita, signor Presidente.
mercoledì 16 marzo 2016
sabato 5 marzo 2016
Arrivi eccellenti
Finalmente si può dire!
Il prossimo 19 marzo avremo una visita eccellente.
Sono in corso i preparativi, ogni settimana e anche più
volte alla settimana ci sono riunioni per definire programmi, attività,
incontri, invitati, documentazione, eccetera.
Siamo tutti elettrizzati e impazienti.
Chi arriva?
Sergio Mattarella.
Sì, proprio lui, il nostro Presidente della Repubblica.
In visita ufficiale in Cameroun, farà una visita anche al nostro
Centro di Mbalmayo.
Come riconoscimento dell’attività che il COE svolge in
Africa ormai da quasi 50 anni.
Come omaggio simbolico all’attività di tutti i volontari
italiani in ogni parte del mondo.
Come incitamento a proseguire in questa attività di
volontariato.
Come certificazione che “aiutiamoli nel loro paese” non può
e non deve essere soltanto un modo di dire per liberarsi la coscienza,
nascondendo altre più egoistiche pulsioni.
Almeno, io ci vedo queste motivazioni.
Ma, al di là delle motivazioni reali o presunte, la visita
del Presidente della Repubblica d’Italia è un evento eccezionale e come tale
provoca reazioni eccezionali.
Anche i camerunesi del nostro quartiere sono felicissimi
dell’arrivo. Parteciperanno alla festa? No. Stringeranno la mano al Presidente?
No. Saranno liberi di circolare in quella giornata? No.
E allora, che cosa hanno da essere felicissimi?
Rifanno 5 chilometri di strade!!!
La decisione è stata presa la settimana scorsa e in due
giorni si sono visti i tecnici prendere misure e scattare foto e i primi mezzi
a scavare, spostare terra, spianare le strade. I 5 chilometri devono essere
rifatti in poco più di dieci giorni.
Un po’ di logistica.
Il nostro Centro è all’interno di un vasto terreno, al quale
si accede attraverso una strada di un centinaio di metri che si diparte da una
strada di quartiere più grande e di passaggio. In pratica, dal nostro Centro si
percorrono quei cento metri e poi si può scegliere se andare a destra o a
sinistra: a destra è la strada più breve per andare in centro città e verso
Yaoundé; a sinistra è la direzione per uscire da Mbalmayo verso la foresta.
Ormai da quasi un anno il percorso obbligato era verso
sinistra, perché la strada a destra era ormai impraticabile: neanche le moto si
arrischiavano più a farla.
Ma anche la direzione a sinistra stava diventando sempre
peggio: un paio di chilometri, forse meno, durante i quali anche i pick-up a
ruote alte difficilmente riuscivano a inserire la seconda marcia.
Ieri, dopo i primi lavori di preparazione, ho addirittura
inserito la terza!
E ti chiedi: ma se è stato sufficiente un giorno di lavoro
per ottenere questo risultato, perché non l’hanno fatto prima? Domanda senza
risposta.
Naturalmente hanno incominciato a lavorare anche a destra:
le strade per arrivare al Centro, come ho detto, sono due. Non puoi rimetterne
a posto soltanto una, perché se poi, per un motivo qualsiasi, ti serve anche la
seconda, che figura fai?
E quindi questa mattina, visto che dovevo andare in centro,
mi sono trovato con la strada sbarrata: alla fine dei fatidici cento metri i
lavori erano in corso. Non potevo andare né a destra, né a sinistra. Ma avevo
qualche speranza che, in un paio d’ore, un passaggio ci sarebbe stato.
Quasi fossi un pensionato, mi sono messo a guardare i
lavori. Camion che portavano terra e un’enorme ruspa, a ruote snodabili, che la
distribuiva su tutta la carreggiata, provvedendo nello stesso tempo, con il
proprio peso, a compattarla. Due ragazzi seguivano la ruspa e, a mano, levavano
rami o radici che erano stati scaricati con la terra.
Nella direzione di destra, un camion era fermo in mezzo alla
strada, con il ribaltabile sollevato e un grosso mucchio di terra appena
scaricato. Fermo, immobile, senza conducente. In panne e in attesa (forse oggi,
forse domani, forse lunedì) del meccanico per la riparazione.
Per fortuna, di fianco al camion restava uno spazio,
ristretto ma appena sufficiente, per lasciar passare un’auto. Con molta
attenzione, sfiorando con il fianco il camion e dall’altra parte sfiorando il
canale di scolo. 5 cm più a destra e ti rifacevi la fiancata; 5 cm più a
sinistra e finivi nel fosso.
Poi, alla fine della strada, il solito nastro bianco e rosso
a impedire il passaggio per “lavori in corso”. Ma ci vedono, siamo bianchi,
siamo italiani, abitiamo lì: abbiamo il permesso di passare.
Disagi, senza dubbio. Ma la certezza, ormai, che fra due
settimane riavremo delle strade buone e percorribili senza problemi.
Poi ci sono i problemi veri.
È un capo di stato estero, tutti vogliono fare bella figura,
ma ci sono anche ovvi e naturali problemi di sicurezza. Due strade, perché non
può essercene soltanto una: sarebbe una “trappola”.
Ci saranno molte vetture: dove si mettono? E allora bisogna
predisporre un parcheggio di emergenza e un accesso adeguato.
Quante persone ci saranno?
Il Presidente e il suo staff, l’Ambasciatrice e qualcuno del
suo ufficio, le troupe giornalistiche italiane, qualche autorità camerunese e
le troupe giornalistiche del Cameroun. Naturalmente i servizi di sicurezza,
italiani e camerunesi. Oltre a noi, ovviamente. Sarà senza dubbio una folla.
Tappeti rossi e moquette: dove? Per quali percorsi? Per
ossequiosità? In piccola parte sì. Ma per identificare un percorso e tenerlo
sotto costante controllo.
E la disposizione fisica delle persone, secondo ruolo e
importanza.
E i tempi!
Importantissimi. Chi deve parlare deve limitare i tempi,
tutto deve svolgersi calcolando minuti e forse secondi.
Non soltanto per rispettare il tempo totale che il
Presidente ci può concedere, ma anche per ragioni di sicurezza.
Quindi:
chi parla e per quanto tempo;
chi si muove e come si muove;
quali percorsi verranno fatti;
chi sono i presenti: nomi, cognomi e curriculum vitae.
Nei prossimi giorni verranno fatte anche delle simulazioni:
tutti i protagonisti e i partecipanti dovranno sapere quale sarà il loro posto,
che cosa potranno/dovranno fare e che cosa non potranno/non dovranno fare.
Anche tutti gli studenti delle nostre scuole: circa 700 fra
bambini, bambine, ragazzi e ragazze fra i 5 e i 20 anni.
Sabato 19 marzo sarà una giornata importante. In Africa,
dove vige ancora la tradizione orale, che identifica i tempi in funzione degli
avvenimenti, il 19 marzo 2016 diventerà “il giorno della visita del Presidente
italiano” e tutto il resto sarà avvenuto prima o dopo, finchè un altro
avvenimento, più importante o più significativo o forse soltanto più recente,
prenderà il posto di questo.
E questo è il primo arrivo eccellente.
Poi ce ne sarà un altro, senza folla, senza misure di
sicurezza, importante soltanto per due/tre persone, senza tappeti rossi, senza bandiere
e inni. Almeno esteriormente.
Per due persone però con la stessa e anzi maggiore
importanza (non ce ne voglia il Presidente!). Due persone che aspettano con
impazienza e trepidazione il 29 marzo, quasi con la stessa impazienza di
quarant’anni fa, quando è nato.
Il 29 marzo arriva Giorgio.
Abbiamo iniziato questa esperienza con la visita di
Giovanni; la terminiamo con la visita di Giorgio.
In pratica, anche questa esperienza è stata un affare
di famiglia.
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